Il quadro della vendemmia 2025 restituisce un’Italia del vino in salute sul fronte produttivo, ma attraversata da contraddizioni che si riflettono sulle prospettive commerciali. Le stime congiunte di Assoenologi, Unione italiana vini e Ismea indicano un incremento dell’8% rispetto allo scorso anno: 47,4 milioni di ettolitri complessivi, con un recupero di quantità che riporta i volumi in linea con la media storica.
Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, ha sottolineato come la qualità delle uve rappresenti l’elemento distintivo di questa campagna, in alcuni territori addirittura a livelli eccellenti. «La qualità – ha rimarcato – sarà la vera carta vincente in un contesto internazionale complesso, che richiede alle cantine una cura ancora maggiore nella fase di vinificazione».
Non mancano tuttavia i segnali di allarme. Lamberto Frescobaldi, alla guida dell’Uiv, ha richiamato l’attenzione sul rischio di un eccesso di offerta: tra nuova produzione e giacenze, il comparto si troverà a gestire oltre 80 milioni di ettolitri. «Anche il vino di pregio, se in quantità eccessiva, rischia di perdere valore», ha osservato, rilanciando la proposta di rivedere il quadro normativo per consentire una gestione più flessibile del potenziale produttivo e per attivare una strategia promozionale mirata sui mercati chiave, a partire dagli Stati Uniti.
Dal versante istituzionale, il direttore generale di Ismea, Sergio Marchi, ha messo in evidenza il contributo delle politiche pubbliche, in particolare i programmi di sostegno al settore attivati dal Masaf e dal governo, che hanno favorito investimenti e contratti di filiera.
Il contesto europeo si presenta a due velocità: in Spagna il raccolto è condizionato dalla siccità, mentre Italia e Francia registrano aumenti. Ma il vero nodo, ha avvertito Ignacio Sánchez Recarte del Ceev, è legato alla politica commerciale, con i dazi Usa che pesano sull’export e creano incertezza.
Sul fronte dei mercati, il presidente di Ice, Matteo Zoppas, ha ricordato come i primi cinque mesi dell’anno abbiano registrato un calo del 4% nei volumi esportati, a fronte di un valore stabile a 3,2 miliardi di euro. Il mercato statunitense resta cruciale, ma la crescita recente, ha osservato, «è frutto di logiche di stoccaggio e non di un reale aumento dei consumi».
Il bilancio provvisorio parla dunque di una vendemmia positiva in vigna ma insidiosa sui mercati: un equilibrio fragile, dove la qualità potrà fare la differenza ma solo se accompagnata da strategie mirate e da un sostegno coordinato tra pubblico e privato.

