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Paesi Etnei

Lavoro nero e sussidi statali, scacco ai “furbetti” dell’hinterland

Matteo Scuderi
Last updated: Gennaio 10, 2026 10:09 am
Matteo Scuderi
Published Gennaio 10, 2026
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Blitz dei Carabinieri del NIL tra Aci Castello, Mascalucia e Zafferana: scoperti lavoratori fantasma in ristoranti e agenzie. Truffa all’Inps per 17 mila euro, scattano denunce e sanzioni.

Ufficialmente disoccupati e in condizioni di fragilità economica tali da richiedere il sostegno dello Stato, nella realtà lavoratori attivi, impiegati quotidianamente ma completamente sconosciuti al fisco. È il quadro di “doppia illegalità” emerso a conclusione di una vasta attività ispettiva condotta nell’hinterland catanese dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Catania, in sinergia con i militari dell’Arma territoriale. L’operazione, partita nel mese di ottobre e appena conclusa, ha stretto il cerchio attorno al fenomeno del lavoro sommerso incrociato con l’indebita percezione di fondi pubblici, portando alla luce diverse posizioni irregolari nei comuni di Aci Castello, Mascalucia e Zafferana Etnea.

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono finite alcune attività di ristorazione e un’agenzia di servizi. Durante i controlli a sorpresa, i militari hanno individuato cinque lavoratori – di età compresa tra i 18 e i 60 anni, residenti tra le province di Catania e Messina – intenti a svolgere le proprie mansioni “in nero”, privi di qualsiasi contratto o tutela assicurativa. Ma l’illecito amministrativo nascondeva una frode ben più grave ai danni della collettività. Gli approfondimenti incrociati con le banche dati hanno infatti rivelato che gli stessi soggetti, pur percependo un regolare stipendio “fuori busta”, avevano omesso di comunicare all’INPS la variazione della propria situazione reddituale.

Questo silenzio strategico ha permesso loro di continuare a figurare come componenti di nuclei familiari indigenti, incassando illegittimamente l’Assegno di Inclusione. Una condotta che ha generato un danno alle casse dello Stato quantificato in quasi 17.000 euro. Per i cinque lavoratori è scattato il deferimento in stato di libertà: dovranno rispondere dell’accusa di aver violato la normativa che disciplina la misura di sostegno, ferma restando la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Le regole, d’altronde, non ammettono ignoranza: i beneficiari del sussidio hanno l’obbligo stringente di comunicare tempestivamente qualsiasi variazione di reddito o patrimonio, compresa l’instaurazione di rapporti di lavoro, anche se precari o irregolari. La sanzione, in questi casi, è severa: oltre alla decadenza immediata dal beneficio e all’obbligo di restituzione delle somme indebitamente percepite, sono previste conseguenze penali.

Non sono rimasti impuniti nemmeno i datori di lavoro. Nel corso del medesimo contesto operativo, sono state riscontrate pesanti irregolarità a carico degli esercenti che impiegavano la manodopera “fantasma”. Per loro sono scattate le segnalazioni per violazione della normativa vigente in materia di lavoro e previdenza, con la conseguente applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge. L’operazione ribadisce la linea dura delle forze dell’ordine a tutela della concorrenza leale tra imprese e, soprattutto, a garanzia che le risorse del welfare arrivino a chi ne ha realmente bisogno, senza essere drenate da chi gioca su due tavoli.

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