La messa della Domenica delle Palme era appena finita quando i Carabinieri della Compagnia di Randazzo si sono fermati a parlare con i fedeli della parrocchia di Santa Maria del Rosario a Bronte. Non un’operazione, non un controllo: un incontro. Il Comandante, Capitano Luca D’Ambrosio, insieme ai militari delle Stazioni di Bronte e Maletto, ha scelto quel momento — la comunità raccolta, le famiglie insieme, la soglia di ascolto alta — per parlare di truffe.
È una scelta che ha una logica precisa. Le truffe agli anziani non si combattono solo con le denunce e le indagini, perché spesso la denuncia arriva quando il danno è già fatto e il truffatore è già altrove. Si combattono prima, costruendo una consapevolezza diffusa che renda le persone meno vulnerabili al momento del contatto. E la parrocchia, in questo senso, è un presidio difficilmente sostituibile: è il luogo dove si incontrano generazioni diverse, dove la fiducia è già stabilita, dove un messaggio arriva senza le diffidenze che accompagnano altre forme di comunicazione istituzionale.
Le tecniche illustrate ai fedeli sono quelle classiche ma sempre efficaci: qualcuno si presenta come Carabiniere o appartenente alle forze dell’ordine, costruisce una situazione di emergenza familiare — il figlio che ha avuto un incidente, il nipote che ha bisogno di soldi urgentemente — e ottiene in cambio denaro o oggetti di valore prima che la vittima abbia il tempo di verificare. Schemi che si ripetono, vittime che si moltiplicano, e una vergogna sociale che spesso impedisce alle persone colpite anche solo di parlarne.
Il consiglio pratico centrale è semplice e ripetuto: in caso di dubbio, chiamare il 112. Non aprire la porta, non consegnare nulla, non fidarsi di uniformi o tessere mostrate attraverso un citofono. Il numero di emergenza è attivo ventiquattro ore su ventiquattro e una telefonata può bastare a smontare l’intera costruzione del truffatore, che fa della velocità e della pressione emotiva il suo strumento principale.
Don Ivan Incognito, parroco della comunità, ha accolto e sostenuto l’iniziativa, che si inserisce in un ciclo più ampio di incontri su temi di legalità. Al termine della mattinata è stato distribuito un dépliant informativo realizzato dall’Arma in collaborazione con le diocesi di Catania, Acireale e Caltagirone. Molti fedeli si sono fermati a fare domande, a cercare rassicurazioni, a raccontare episodi sospetti. Il fatto che lo abbiano fatto è già, di per sé, un risultato.

