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Dalla Strada

SS 284, aggiudicata la gara per l’ammodernamento del tratto Adrano–Paternò

Katia Costa
Last updated: Ottobre 5, 2025 7:38 pm
Katia Costa
Published Ottobre 5, 2025
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Il tratto più discusso e temuto dell’Occidentale Etnea imbocca finalmente la via del cantiere. La gara per l’ammodernamento della strada statale 284 fra Adrano e Paternò è stata aggiudicata con un ribasso del 7,2% sull’importo a base, soluzione che porta il valore dei lavori a 111.412.286,30 euro, cui si sommano 3.688.286,55 euro di oneri per la sicurezza. L’ufficializzazione è arrivata con un provvedimento firmato dall’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, chiudendo una fase di attesa e di confronto pubblico durata anni. Non si tratta di un semplice intervento di manutenzione: qui si gioca una partita che riguarda la sicurezza, la fluidità del traffico e la tenuta economica di un hinterland densissimo, dove la mobilità quotidiana è un vincolo tanto quanto un diritto.

Il primo stralcio interessato dall’appalto corre dal chilometro 3,200, in prossimità del quinto svincolo, al chilometro 14,620. È un segmento che attraversa bacini abitati vitali della provincia di Catania e mette in relazione Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Belpasso e Paternò con le loro aree produttive e i nodi di scambio. Oggi la sezione stradale è di quelle che impongono prudenza: una corsia per senso di marcia, banchine variabili, rettilinei lunghi alternati a curve di medio e ampio raggio, intersezioni a raso che interrompono il flusso e moltiplicano i punti di conflitto. Anas, nella documentazione di gara, non ha usato giri di parole: i volumi di traffico sono elevati, la percentuale di veicoli pesanti è significativa, l’incidentalità è alta. L’obiettivo del progetto finanziato è migliorare le intersezioni, razionalizzare gli accessi e, di conseguenza, innalzare gli standard di sicurezza e ridurre i tempi di percorrenza. In pratica, togliere alla 284 quell’imprevedibilità che ne ha segnato la reputazione.

A vincere è stato un raggruppamento che mette insieme competenze di costruzione e specialismi di servizio. L’offerta migliore — valutata con 79,961 punti totali, grazie a 62,788 punti per la parte tecnica e 17,173 per quella economica — porta le firme di Aleandri Spa, Fincantieri Infrastructure Spa, Ambiente srl, Sca Servizi Chimici Ambientali srl, Field srl e Gimac srl. Aleandri e Fincantieri Infrastructure eseguiranno i lavori; Ambiente curerà il monitoraggio ambientale nelle fasi antecedenti e durante il cantiere; Sca svolgerà le attività di laboratorio per analisi chimiche, fisiche e biologiche; Field gestirà i monitoraggi geotecnici e strutturali in corso d’opera; Gimac si occuperà della bonifica da eventuali ordigni bellici, una precauzione che in Sicilia non è mai superflua quando si scava in profondità o si interviene su vecchi sedimi. Le imprese si costituiranno in consorzio ad hoc per l’esecuzione dell’appalto, come previsto dalla disciplina di gara.

Il cronoprogramma è impegnativo: 1.202 giorni naturali e consecutivi per completare lavori e monitoraggi. Significa più di tre anni di attività, con tutte le complessità che un cantiere lineare, su un’arteria ad alta domanda, porta con sé. La chiave, per tenere insieme necessità e disagi, sarà la gestione della viabilità provvisoria e la comunicazione con i territori: turnazioni, fasi, restringimenti, cantieri mobili e deviazioni dovranno essere spiegati prima ancora che messi in opera. È un punto che i sindaci dell’area e gli operatori economici conoscono bene: troppe volte la paura del cantiere ha rallentato progetti necessari. Qui il bilancio va capovolto, perché ogni giorno guadagnato in efficienza e sicurezza sulla 284 pesa sulla vita di decine di migliaia di persone.

L’intervento, nella sua sostanza, punta a ridurre le cause strutturali dell’incidentalità. Le intersezioni a raso, in un tracciato con flussi sostenuti e velocità spesso incoerenti con le condizioni reali, sono la prima variabile da rimuovere o da mettere in sicurezza: innalzare il livello delle connessioni, tagliare gli accessi diretti non essenziali, separare i flussi attraverso isole spartitraffico e corsie di accelerazione e decelerazione significa togliere la componente di casualità dagli innesti e ridurre drasticamente le collisioni laterali, statisticamente fra le più gravi. Anche la continuità della sezione, la qualità delle banchine e la coerenza del raggio delle curve con i limiti di velocità consentiti contribuiscono a “scrivere” un comportamento prevedibile, quello che gli ingegneri chiamano leggibilità della strada. A cascata, migliorano i tempi di percorrenza e diminuisce lo stress di guida, che sugli itinerari quotidiani è causa silenziosa di molti errori.

Nelle scelte tecniche peserà anche la natura dei suoli etnei e la prossimità a insediamenti sparsi. Qui i monitoraggi geotecnici e strutturali non sono un orpello, ma il sensore che consente di mitigare i rischi e adeguare in corsa le soluzioni se il sottosuolo racconta qualcosa che il progetto, per definizione, non poteva cogliere fino in fondo. Analogamente, il monitoraggio ambientale è la bussola per evitare che un’opera nata per migliorare la qualità della vita scarichi sull’intorno costi ecologici non accettabili: polveri, rumore, gestione delle acque di cantiere, tutela della fauna e della vegetazione degli impluvi devono avere un bilancio chiaro e verificabile. In tempi in cui la fiducia nelle opere si costruisce soprattutto con la trasparenza, poter misurare in pubblico gli impatti è parte del lavoro.

L’entità economica dell’appalto racconta da sola la scala dell’intervento. A fronte di un importo complessivo di 123.744.629,55 euro, l’aggiudicazione a 111,4 milioni più oneri sicurezza è in linea con i ribassi prudenziali che oggi il mercato, fra aumenti dei materiali e tensioni nelle forniture, consente senza compromettere la qualità. È un tema tutt’altro che secondario: ribassi aggressivi, in passato, hanno generato contenziosi e cantieri che si trascinavano fra varianti e sospensioni. Qui, il punteggio schiacciante ottenuto dall’offerta tecnica dice che la gara è stata vinta sulla progettazione di cantiere e sulle migliorie, non solo sul prezzo. È un buon viatico.

Perché questo progetto conti davvero, però, serve che ciò che sta intorno si muova alla stessa velocità. Le aree di cantiere vanno acquisite e protette senza intoppi, le interferenze con sottoservizi e reti — dall’idrico al gas, dall’elettrico alle telecomunicazioni — vanno mappate e risolte prima che escano a sorpresa dal terreno, gli spostamenti di tracciato e le sistemazioni idrauliche vanno concertati con i consorzi e le autorità locali. Serve, soprattutto, che il dialogo con i cittadini sia continuo: informazione puntuale, canali diretti per le segnalazioni, tempi di risposta credibili. Le strade, in Italia, non sono mai “solo” strade; sono luoghi che appartengono alla quotidianità delle persone, e i cantieri ne amplificano la sensibilità.

L’Occidentale Etnea è l’arteria che tiene insieme lavoro, scuola, sanità, servizi e tempo libero di una fetta enorme di provincia. Dalla zona industriale al pendolarismo verso Catania, dai mercati agricoli ai poli commerciali di cintura, la 284 misura la capacità del territorio di stare dentro un tempo moderno senza perdere sé stesso. L’ammodernamento fra Adrano e Paternò è il primo, necessario passo di una rigenerazione che, nelle intenzioni, porterà l’intero asse a standard adeguati. Non è solo una questione di minuti risparmiati o di TIR che non intralciano più le svolte: è la possibilità, concreta, di abbassare il tributo quotidiano al rischio, di allargare il perimetro delle opportunità per chi vive e lavora qui, di rendere più attraenti aree produttive che, senza connessioni affidabili, perdono competitive.

Resta, come sempre quando si entra nella fase esecutiva, un margine di responsabilità condivisa. Anas ha messo a terra una gara complessa e l’ha chiusa con criteri che premiano la qualità; il consorzio aggiudicatario ha il dovere di trasferire in cantiere quello stesso livello progettuale, costruendo con la direzione lavori un rapporto adulto, fatto di cronoprogrammi rispettati e di problemi affrontati prima che degenerino. Gli enti locali hanno la leva delle ordinanze e della prossimità: possono trasformare le criticità in scelte condivise se decidono di fare del cantiere un tema di comunità. Gli automobilisti hanno un ruolo meno evidente ma determinante: la sicurezza non si costruisce solo con barriere e corsie, ma con comportamenti coerenti con le condizioni di un’area di lavoro.

Fra qualche settimana i cartelli arancioni e i jersey bianchi e rossi daranno la misura di un’opera attesa e discussa. Sarà allora che la retorica dei comunicati dovrà lasciare spazio alla concretezza degli avanzamenti. Il metro con cui giudicare non sarà la fotografia dell’inaugurazione, ma la somma dei piccoli passi: il varo di un sovrappasso, l’eliminazione di un accesso a raso, l’apertura in sicurezza di uno svincolo, la riconsegna a traffico di un tratto riqualificato. È un lavoro che non fa rumore, ma cambia la vita. Se la 284 tornerà a essere una strada prevedibile, leggibile, sicura, lo si capirà più dalle cronache che non registrano incidenti che dai comunicati che celebrano traguardi.

Il dato importante, oggi, è che l’Occidentale Etnea esce dalla terra di mezzo. L’aggiudicazione traduce intenzioni in obblighi, progetti in obbligazioni, promesse in tempi. È un buon punto di partenza per un territorio che ha imparato a convivere con l’attesa. Ora comincia la parte decisiva: far parlare i cantieri.

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