Blitz dei Carabinieri con elicotteri e Cacciatori di Sicilia: ricostruito un tentato omicidio di ottobre, risposta sanguinosa a un ferimento estivo.
Sirene e pale di elicottero hanno svegliato questa mattina i residenti di Paternò e dell’hinterland etneo. È scattata all’alba una vasta operazione antimafia che ha portato in carcere cinque persone, accusate di aver organizzato ed eseguito un agguato mortale fallito lo scorso ottobre. Secondo gli inquirenti, non si è trattato di un episodio isolato, ma di una lucida vendetta pianificata per lavare col sangue un affronto subito da una famiglia di spicco della criminalità locale.
L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha visto scendere in campo oltre 50 militari del Comando Provinciale. Per garantire la sicurezza dell’intervento e prevenire fughe, il dispositivo è stato rafforzato dalle unità speciali dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia” e dal supporto aereo del 12° Nucleo Elicotteri.
Al centro dell’inchiesta c’è una spirale di violenza che ha insanguinato le strade di Paternò nella seconda metà del 2025. La genesi della vendetta risale ad agosto 2025, quando il figlio di uno degli arrestati odierni – ritenuto elemento di vertice di un clan mafioso operante in città – rimase ferito in circostanze violente.
La risposta del clan non si è fatta attendere. A distanza di due mesi, nell’ottobre 2025, è scattata la ritorsione: una spedizione punitiva organizzata nei minimi dettagli contro il presunto autore di quel primo ferimento. L’obiettivo era uccidere, confermando la volontà del gruppo criminale di mantenere il controllo del territorio attraverso la violenza.
Le accuse mosse dal GIP del Tribunale di Catania sono pesantissime: tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi. A gravare sulla posizione dei 5 indagati c’è l’aggravante del metodo mafioso, contestata proprio per le modalità plateali e intimidatorie con cui è stato condotto l’agguato.
Si ricorda che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza degli indagati sarà accertata solo con sentenza definitiva.

