Rocambolesco inseguimento a Junchetto: l’auto dei ladri si impantana nelle campagne, necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco.
Quella che doveva essere una “lezione” criminale tramandata di padre in figlio si è trasformata in una notte da dimenticare, finita tra le manette della Polizia di Stato e il fango delle campagne catanesi. È una storia che mescola il degrado sociale alla cronaca giudiziaria quella che arriva da contrada Junchetto, nella periferia del capoluogo etneo, dove gli agenti delle Volanti hanno sventato l’ennesimo furto di “oro rosso”. I protagonisti della vicenda sono un uomo di 35 anni, pluripregiudicato di origini rumene, e il suo giovane figlio di appena 16 anni, incensurato fino a ieri, trascinato dal genitore in un’impresa illecita che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
Tutto ha avuto inizio nel buio della notte, quando l’attenzione dei due si è concentrata su un impianto fotovoltaico in fase di costruzione situato nella vasta zona industriale e rurale che circonda Catania. I parchi solari, con i loro chilometri di cavi in rame, sono diventati negli ultimi anni veri e propri bancomat per la criminalità predatoria, ma questa volta il sistema di sicurezza ha funzionato alla perfezione. Mentre padre e figlio armeggiavano tra i pannelli per tranciare i cavi, gli occhi elettronici delle videocamere di sorveglianza stavano registrando ogni movimento. Le guardie particolari giurate, notando le sagome intente a depredare il sito, hanno immediatamente lanciato l’allarme alla sala operativa della Questura, innescando la rapida risposta dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico.
L’arrivo delle pantere della Polizia è stato tempestivo, ma i malviventi, forse allertati dalle sirene o da un “palo”, erano già riusciti a guadagnare la fuga pochi istanti prima. Tuttavia, la tecnologia ha giocato ancora una volta un ruolo cruciale: l’analisi immediata dei fotogrammi registrati dal sistema di videosorveglianza ha permesso agli agenti di identificare il modello e il colore del veicolo utilizzato per la scorreria. È scattata così una capillare perlustrazione dell’intera area, una caccia all’uomo che ha stretto il cerchio attorno alle vie di fuga della contrada.
Pochi minuti dopo, l’intuizione degli agenti è stata premiata. La vettura sospetta è stata intercettata lungo una delle strade sterrate che attraversano la zona. Alla vista dei lampeggianti blu, invece di fermarsi all’alt, il 35enne alla guida ha premuto a fondo sull’acceleratore, dando vita a un pericoloso inseguimento. La fuga, però, è stata breve e ha avuto un epilogo quasi cinematografico: nel tentativo disperato di seminare la Volante attraversando i campi, l’auto dei fuggitivi ha perso aderenza finendo per impantanarsi inesorabilmente nel fango profondo, reso viscido dall’umidità della notte.
Non domi, padre e figlio hanno abbandonato l’abitacolo cercando di proseguire la fuga a piedi, arrancando tra la terra bagnata e la vegetazione nel tentativo di far perdere le proprie tracce nel buio. Uno sforzo vano: i poliziotti, scesi dalle auto di servizio, li hanno rincorsi e bloccati dopo pochi metri, mettendo fine alla loro corsa. La scena che si è presentata agli occhi degli operatori era surreale, con l’auto dei ladri talmente bloccata nel terreno che per il recupero è stato necessario richiedere l’intervento di una squadra dei Vigili del Fuoco, giunti sul posto con mezzi idonei per trainare il veicolo fuori dalla trappola di fango.
All’interno dell’auto e nelle immediate vicinanze, gli investigatori hanno recuperato l’intera refurtiva: matasse di cavi di rame appena tranciati, che al termine delle formalità di rito sono stati restituiti ai legittimi proprietari dell’impianto fotovoltaico, evitando così un danno economico ingente all’azienda. Per il padre 35enne sono scattate le manette in flagranza di reato. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, dopo la convalida dell’arresto, l’uomo è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma, in attesa del processo. Diversa la sorte per il figlio 16enne: trattandosi di un minore incensurato, è stato denunciato in stato di libertà alla Procura per i Minorenni e, al termine della notte brava, è stato riaffidato alla madre. Resta l’amarezza per un genitore che, invece di proteggere il futuro del figlio, lo ha coinvolto in un percorso criminale, fortunatamente interrotto dalla prontezza della Polizia di Stato. Va ricordato, come di consueto, che la posizione degli indagati è al vaglio della magistratura e che vige per loro la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.

