La Corte d’Appello di Catania ha ribadito la sentenza di primo grado per il giovane egiziano. Respinta la sua richiesta di assoluzione. Intanto, uno dei minorenni coinvolti è stato trasferito in comunità.
CATANIA – La Corte d’Appello di Catania ha messo un punto fermo sulla brutale violenza di gruppo avvenuta nei bagni di Villa Bellini il 30 gennaio 2024. È stata confermata la condanna a 12 anni e 8 mesi di reclusione per il giovane egiziano riconosciuto come il primo e principale aggressore della tredicenne vittima dello stupro. La sentenza, letta nel primo pomeriggio di oggi dal presidente del collegio, rigetta la richiesta di assoluzione della difesa e conferma in toto la decisione già presa dal GUP lo scorso anno.
L’udienza odierna si era aperta con un ultimo, disperato tentativo da parte dell’imputato di scagionarsi. Attraverso dichiarazioni spontanee, il giovane ha respinto con forza ogni accusa, professando la sua innocenza. I suoi legali avevano quindi formalizzato la richiesta di assoluzione piena. La Corte, tuttavia, dopo una breve camera di consiglio, ha ritenuto le prove a suo carico solide e inconfutabili, confermando la pesante condanna.
La vicenda, che ha scosso profondamente l’intera comunità catanese, risale a una fredda sera di gennaio del 2024. La vittima, all’epoca tredicenne, si trovava in compagnia del suo fidanzatino nei pressi dei giardini pubblici di Villa Bellini. Appena usciti da una delle toilette, i due ragazzi sono stati accerchiati da un branco di sette giovani. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’imputato condannato oggi fu il primo a spingere con violenza la ragazzina all’interno del bagno per abusare di lei. Mentre si consumava lo stupro, il resto del branco teneva bloccato il fidanzatino, costretto ad assistere impotente. La stessa vittima ha poi raccontato l’orrore di aver visto alcuni degli aggressori spiare la violenza da sopra il muretto del bagno.
Le indagini, condotte con meticolosa professionalità dai Carabinieri di Catania e coordinate dalla Procura etnea, sono riuscite a risalire all’identità di tutti i membri del gruppo. Fondamentale è stata la collaborazione di uno degli egiziani coinvolti, che ora sta affrontando il processo con rito ordinario, unita all’analisi di prove scientifiche e metodi investigativi tradizionali. Un altro aggressore, minorenne all’epoca dei fatti e anch’egli autore materiale della violenza, è già stato condannato in via definitiva dal Tribunale dei Minorenni.
La Corte d’Appello ha inoltre confermato i risarcimenti del danno stabiliti in primo grado in favore delle vittime. La ragazzina è assistita dall’avvocato Cecilia Puglisi, mentre il suo ex fidanzato è rappresentato dall’avvocato Eleonora Baratta.
Proprio oggi, in una coincidenza temporale che aggiunge un’altra nota al complesso quadro giudiziario, uno dei minorenni del branco, già condannato in appello con una pena ridotta, ha lasciato il carcere. Assistito dall’avvocato Gianmarco Gulizia, è stato trasferito in una comunità, dove sconterà il resto della pena agli arresti domiciliari.

