I giovani catanesi continuano ad andarsene. Anche quelli con due lauree in tasca, anche quelli che avrebbero tutte le ragioni per restare in una città che sulla carta possiede un tessuto produttivo solido, realtà industriali di rilievo e insediamenti di eccellenza. Ma a questo potenziale non corrisponde un mercato del lavoro capace di trattenerli: sottosalario, sfruttamento, contratti leggeri e prospettive insufficienti spingono la cosiddetta “generazione trolley” a cercare altrove quello che il territorio etneo non riesce a garantire.
È partendo da questa fotografia che la Cisl di Catania ha messo in cantiere un progetto ambizioso: un Patto sociale che punti a tenere insieme sviluppo territoriale, qualità del lavoro e partecipazione delle giovani generazioni. La proposta, costruita con il contributo di studenti, giovani lavoratori e delle federazioni di categoria, sarà rivolta a istituzioni, realtà imprenditoriali e Università di Catania. Il tema è stato al centro dell’ultimo esecutivo provinciale, presieduto dal segretario generale Maurizio Attanasio insieme ai segretari territoriali Lucrezia Quadronchi e Rosario Portale, con la partecipazione di Leonardo La Piana, segretario generale della Cisl siciliana.
I numeri raccontano una tendenza ormai strutturale. Al primo gennaio 2026 la popolazione del comune di Catania registra un calo di circa 1.070 unità rispetto all’anno precedente, in linea con un trend che investe tutta la Sicilia ma che nella provincia etnea assume contorni particolarmente preoccupanti per via della massiccia emigrazione di giovani e coppie.
«Non è più un problema solo di aree geograficamente disagiate», ha spiegato Attanasio, richiamando l’iniziativa promossa dalla Cisl Sicilia con la Cesi e l’Università Kore di Enna contro lo spopolamento delle aree interne. Anche nelle zone potenzialmente più attrattive il fenomeno si fa sentire con forza, alimentato da condizioni lavorative che scoraggiano chi ha investito anni nella propria formazione. Il segretario ha citato il caso raccontato da Re Start su Rai 3, con giovani laureati pagati sette-otto euro l’ora a fronte dei ventidue incassati dai datori di lavoro, e la situazione di 3Sun, dove giovani operai svolgono le stesse mansioni di colleghi più anziani ma con contratti meno tutelanti.
La Cisl punta a coinvolgere tutti gli attori del territorio in una risposta condivisa. Un ruolo strategico, secondo Attanasio, spetta all’Università di Catania e alla sua Fondazione “Siciliae Studium Generale 1434”, capace di connettere conoscenza, innovazione e impatto sociale. Il sindacato ha già avviato un dialogo con il Rettore Foti per costruire iniziative concrete e ha registrato con soddisfazione che alcune proposte sono già oggetto di confronto tra Ateneo e amministrazione comunale.
«L’emigrazione giovanile non può essere considerata una scelta libera quando è dettata dalla mancanza di opportunità», ha aggiunto La Piana. «Meno giovani significa meno sviluppo, meno servizi e quindi ancora più spopolamento: un circolo vizioso che va spezzato».
Nel corso dello stesso esecutivo provinciale, la segretaria Quadronchi ha annunciato la nascita di uno Sportello per la disabilità, pensato come punto unico di accesso multidisciplinare per lavoratori, cittadini e famiglie, dall’età evolutiva alla terza età.

