Il 20 ottobre “Nuts” con gli Small Buns Duo; il 28–29 ottobre workshop su Giufà con Carmela Buffa Calleo
Un’iniziativa di Culture Possibili con Prospettiva Futuro, promossa dal Comune di Catania nell’ambito di “Palcoscenico Catania 2025”
Parte da San Giovanni Galermo, nella sede della cooperativa sociale Prospettiva, un percorso culturale e di inclusione pensato per famiglie e bambini del quartiere. “Ucci Ucci”, ideato e organizzato da Culture Possibili in collaborazione con la Cooperativa Prospettiva Futuro, propone due appuntamenti chiave a ottobre: lunedì 20 ottobre, alle 17.30, “Nuts”, workshop e spettacolo di teatro-circo con gli americani Small Buns Duo; martedì 28 e mercoledì 29 ottobre, dalle 16.00, “Joha. La figurà di Giufà nel mondo”, laboratorio teatrale con performance finale curato da Carmela Buffa Calleo. Il progetto, sottotitolato “Fiabe, colori e comunità: crescere insieme con la fantasia”, è promosso dal Comune di Catania nell’ambito di “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini 2025”, finanziato attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione generale Spettacolo del Ministero della Cultura.
Il format nasce da un’esigenza rilevata sul campo: a San Giovanni Galermo, periferia viva e complessa, l’accompagnamento educativo dei più piccoli non può essere delegato solo alla scuola o alla famiglia. Culture Possibili e Prospettiva Futuro hanno costruito, negli ultimi mesi, una rete di ascolto con operatori, educatori e genitori. È da qui che prende forma “Ucci Ucci”: un calendario di attività fino a fine anno che punta a prevenire fragilità comportamentali e relazionali con gli strumenti del teatro, del gioco e dell’arte partecipata, valorizzando al contempo l’inclusione delle persone con disabilità. Il baricentro è la sede della cooperativa, luogo riconoscibile e accessibile, che diventa officina creativa e presidio di comunità.
Il primo tassello, “Nuts”, porta a Catania una declinazione contemporanea dell’arte clownesca. Gli Small Buns Duo, Staza Stone e Jonas Whalen, sono artisti di Denver con oltre trent’anni complessivi di esperienza circense. La loro cifra è un mix di clown, circo e linguaggi multimediali, con spettacoli costruiti per dialogare con pubblici diversi per età e background. Lavorano sullo stupore come chiave di accesso all’immaginazione, alternando gag fisiche, piccole acrobazie, giocoleria e interazioni leggere con gli spettatori. Nel contesto di “Ucci Ucci” l’incontro è pensato come laboratorio-spettacolo: un tempo di pratica guidata, per sciogliere il corpo e la timidezza, e un momento performativo che restituisce il senso del gioco condiviso. L’obiettivo non è formare piccoli artisti, ma creare un terreno comune tra adulti e bambini, far emergere talenti nascosti, allenare l’attenzione, l’empatia e il rispetto delle regole in modo naturale.
Il secondo appuntamento propone un viaggio nella tradizione orale mediterranea attraverso la figura proteiforme di Giufà. “Joha. La figurà di Giufà nel mondo”, condotto da Carmela Buffa Calleo, è un laboratorio che esplora le molte vite del personaggio: dall’Asia all’Africa, dal Medio Oriente alla Sicilia, Giufà cambia nome, aspetto e carattere, diventa ora nobiluomo carico di codici morali, ora furbo truffatore, ora ingenuo di buon cuore. L’attrice userà gli strumenti del teatro per farne specchio del presente: i bambini saranno accompagnati a riconoscere nel racconto le dinamiche di quartiere, le difficoltà di relazione, le differenze di linguaggio, le tensioni che, in certi contesti, possono farsi bruschezza o aggressività. Il lavoro, nelle intenzioni, si tradurrà in una “prova aperta” finale: una versione originale della fiaba, scritta e messa in scena dai piccoli partecipanti, capace di restituire punti di vista molteplici sull’accoglienza e sul cambiamento possibile.
Il disegno di fondo è chiaro: “Ucci Ucci” usa l’arte come infrastruttura sociale. L’approccio laboratoriale consente di lavorare sui prerequisiti della convivenza — ascolto, turnazione della parola, gestione del conflitto, fiducia — evitando moralismi e didascalie. La scelta dei formati (teatro-circo e narrazione popolare) risponde a criteri di accessibilità: linguaggi diretti, tempi brevi, forte componente fisica, nessuna barriera di fruizione. Per gli organizzatori, portare proposte di qualità in periferia significa ridurre la distanza simbolica dal centro urbano e qualificare lo spazio pubblico con appuntamenti riconoscibili, capaci di aggregare famiglie e ragazzi in un contesto protetto.
Sul piano organizzativo, la collaborazione con la cooperativa Prospettiva e con Prospettiva Futuro fornisce quella continuità territoriale che spesso manca ai progetti a scadenza. La presenza di operatori educativi radicati nel quartiere facilita l’accesso delle famiglie, intercetta bisogni specifici, media eventuali fragilità (ritardi cognitivi, difficoltà linguistiche, disabilità). Cultura e welfare leggero, qui, camminano insieme: l’arte funziona come dispositivo di prevenzione, la prossimità come garanzia di tenuta nel tempo.
Il cappello istituzionale di “Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini 2025” colloca l’iniziativa in una strategia cittadina più ampia: rafforzare l’offerta culturale nelle periferie e valorizzare il patrimonio immateriale dei quartieri. La cornice nazionale del Fondo per lo spettacolo dal vivo assicura standard di progettazione e rendicontazione, mentre la direzione artistica diffusa — con soggetti no-profit del territorio — punta a calibrare i contenuti sui pubblici reali. È una scommessa che chiede due condizioni per durare: continuità di calendario e misurazione degli effetti. La prima costruisce fiducia, la seconda consente di orientare le risorse su ciò che funziona davvero (tassi di partecipazione, rientro scolastico, coinvolgimento dei nuclei più fragili).
L’orizzonte dichiarato è fine anno, ma il senso dell’operazione guarda oltre: consolidare a San Giovanni Galermo un presidio culturale stabile, capace di generare appartenenza e di parlare ai bambini con parole semplici e gesti condivisi. In un territorio spesso raccontato solo per le criticità, “Ucci Ucci” prova a cambiare campo semantico: non negare i problemi, ma costruire anticorpi comunitari attraverso il fare, il narrare, il giocare insieme. Il resto lo diranno le serate del 20, 28 e 29 ottobre: se gli sguardi si accenderanno, se i corpi si muoveranno in ascolto, se una fiaba riscritta a molte mani saprà restituire la complessità del quartiere, allora la rotta sarà quella giusta. In periferia, la bellezza non è uno slogan: è una pratica quotidiana. E qui si prova a metterla in scena.



