Succede con la puntualità beffarda di certe ricorrenze: una sera ti affacci e scopri che la tua strada non esiste più. Non perché sia scomparsa, ma perché è diventata un tratto di buio compatto, uniforme, cieco. Nessun lampione acceso. Nessun riflesso sui marciapiedi. Solo l’illuminazione dei fari delle auto che passano, e qualche luce privata, discreta e lontana, dietro le finestre.
Il quartiere è ancora lì, certo. Ma la sua presenza si ritira nell’ombra, e con essa si ritirano le passeggiate serali, i saluti tra vicini, il senso di sicurezza che solo la luce, a volte, riesce a garantire.
A Catania questa scena si ripete spesso. Non solo in periferia, come si potrebbe pensare per istinto o per pregiudizio. Anche in zone centrali, anche lungo viali trafficati, capita che l’illuminazione pubblica decida di prendersi una pausa, senza troppo preavviso e spesso senza fretta di tornare.
Cosa succede in quei casi?
Niente di straordinario. Si esce meno volentieri, si accelera il passo, si abbassa la voce. Aumentano i rischi, certo — anche solo per chi deve attraversare la strada o evitare una buca invisibile. Ma soprattutto, si spegne il senso di appartenenza. Una strada non illuminata è una strada che smette di parlare. Che non accoglie, che non protegge, che non invita.
Eppure non sempre si tratta di un guasto grave. A volte basta una cabina elettrica da riattivare, un fusibile da sostituire, una segnalazione che arrivi a destinazione. In altri casi — più frequenti di quanto si ammetta — la questione è più ampia: reti vecchie, impianti non manutenuti, appalti dormienti, verifiche che tardano mesi.
E allora viene da chiedersi: vale la pena segnalare?
La risposta è sì. Non perché il guasto verrà risolto in 24 ore, ma perché un quartiere illuminato non è una concessione, è un diritto.
E una comunità che si abitua all’oscurità, per stanchezza o per fatalismo, è una comunità che comincia a spegnersi anche dentro.
Esistono canali ufficiali. Numeri del Comune, moduli online, PEC. Ma esiste anche il passaparola, il comitato di zona, il consigliere che si fa carico della segnalazione. L’importante è non rassegnarsi all’idea che “tanto va sempre così”.
Perché l’illuminazione pubblica non serve solo a vedere.
Serve a rendersi visibili gli uni agli altri.
Serve a ricordare che una città è fatta anche di relazioni che si incrociano al chiarore di un lampione, e che il buio, quando non è cercato, è sempre un segnale d’allarme.
E poi, diciamolo: certe vie, certe piazze, certe scale larghe di quartieri popolari… al buio sono solo più tristi.
Non serve gridare allo scandalo. Basta riaccenderle.



