C’è una parola che ricorre più di ogni altra nel dibattito sulla riforma della disabilità, ed è “paradigma”. Un cambio di paradigma: dalla certificazione della patologia all’attivazione dei diritti. È una formula che rischia di suonare come un’astrazione burocratica, ma nasconde una trasformazione concreta nel ruolo di una figura che milioni di italiani incontrano ogni settimana — il medico di medicina generale, il medico di famiglia.
Dal primo marzo Catania è tra le città pilota della sperimentazione del decreto legislativo 62 del 2024, la nuova legge sulla disabilità. E proprio a Catania, nella sala Bonaventura della sede Cisl etnea, si è tenuto un incontro formativo promosso dalla Cisl di Catania insieme alla Cisl Medici e al Patronato Inas, con la collaborazione dell’Inps e dell’Ordine dei Medici. L’obiettivo era preciso: accompagnare i professionisti della sanità nella transizione da un modello all’altro, spiegando le novità legislative, procedurali e telematiche a chi quella transizione la vivrà in prima persona ogni mattina nel proprio studio.
Il nodo centrale è il cosiddetto certificato medico introduttivo, che nella nuova architettura normativa diventa il punto di ingresso del paziente verso l’intero sistema di tutele. Non più un documento che certifica una patologia e si esaurisce lì, ma un atto che apre un percorso. Il medico di famiglia, in questo schema, non è più un passacarte sanitario che attesta l’esistenza di una condizione: diventa il primo attivatore dei diritti del paziente. È una responsabilità aggiuntiva, e come tutte le responsabilità aggiuntive richiede formazione, strumenti e supporto.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’incontro riguarda la semplificazione strutturale introdotta dalla riforma. Alfonso Terrasi, responsabile del Centro Medico Legale Inps, ha spiegato che l’Inps diventa ente unico accertatore per tutte le forme di disabilità: l’invalidità civile, la legge 104, la 68 del 1999 sul collocamento mirato, l’indennità di frequenza come sostegno scolastico. Tutto confluisce in un unico accertamento. Per chi ha vissuto il calvario burocratico del sistema precedente — moduli diversi, commissioni diverse, tempi diversi, esiti che non si parlavano tra loro — è una notizia che vale la pena sottolineare. Terrasi ha anche segnalato che il contatto diretto con i medici certificatori del territorio ha già permesso di individuare alcune criticità informatiche nella fase di avvio, su cui i servizi centrali stanno intervenendo: il rodaggio, insomma, è in corso.
Il segretario generale della Cisl di Catania, Maurizio Attanasio, ha inquadrato l’iniziativa in una prospettiva più ampia. «Passiamo da una fase puramente assistenziale a una fase di autonomia, di partecipazione della persona disabile», ha detto, anticipando che la Cisl sta già lavorando a un secondo momento formativo dedicato al “progetto di vita” — la parte della riforma che riguarda le politiche sociali e che richiederà un coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali. È il capitolo più ambizioso della legge, e anche il più difficile da attuare: non si tratta di cambiare una procedura burocratica, ma di ridisegnare il modo in cui i servizi sociali si rapportano alla persona disabile come soggetto attivo, non come destinatario passivo di assistenza.
A fare gli onori di casa, Carmelo Puglisi, segretario generale della Cisl Medici Catania. Tra gli interventi, quello di Massimo De Natale, segretario generale della Cisl Medici Sicilia, che ha ribadito come il certificato unificato rappresenti un’occasione di adattamento a un nuovo sistema, non senza complessità, e come la Cisl intenda affiancare i medici anche attraverso i propri servizi. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, Alfio Saggio, ha confermato la disponibilità dell’Ordine a collaborare nella diffusione della nuova metodica, definendola innovativa pur nella complessità di questa fase iniziale.
Restano, al netto dell’ottimismo istituzionale che accompagna ogni lancio di riforma, alcune domande aperte. Una riguarda i tempi reali di messa a regime del sistema informatico, che già nella fase pilota ha mostrato criticità. Un’altra riguarda la formazione: quanti medici di famiglia hanno già gli strumenti per compilare correttamente il nuovo certificato unificato, con la sua componente multidimensionale che integra la dimensione clinica con quella sociale? E soprattutto: il “progetto di vita” — la parte della riforma che sulla carta è la più rivoluzionaria — troverà nelle amministrazioni locali siciliane la capacità di risposta che richiede?
Catania, per ora, è una città pilota. Il banco di prova è iniziato.

