C’era una volta un progetto. E c’erano anche i soldi. O almeno così sembrava. Nel 2022, mentre la Sicilia annegava nei rifiuti e discuteva di costi esorbitanti per spedire le eco-balle all’estero, il governo Musumeci lanciava un’idea quasi rivoluzionaria: creare impianti pubblici per fare concorrenza ai privati e abbassare le tariffe. Tra questi, una discarica tecnologicamente avanzata a Randazzo. Fu nominato un commissario, fu indetta e vinta una gara d’appalto per la progettazione. Mancava solo un dettaglio: i 944 mila euro per pagare il primo passo. Una formalità, si disse, attingendo da fondi già stanziati.
Tre anni dopo, di quel progetto resta solo una montagna di carte e il fantasma di un finanziamento svanito nel nulla. È una storia che, al netto degli scandali giudiziari che scuotono la politica siciliana, racconta forse il male più profondo e radicato dell’isola: un’inerzia burocratica così perfetta da sembrare un’opera d’arte, un labirinto di competenze e rimpalli dove le buone intenzioni vanno a morire.
Inizia così un balletto surreale tra i dipartimenti della Regione. Le somme, che dovevano essere certe, a fine 2022 vengono “eliminate” da un bilancio. Per tutto il 2023, inizia una disperata caccia al tesoro. Il Dipartimento Tecnico chiede alla Ragioneria di rimettere i soldi. La Ragioneria risponde che deve essere il Dipartimento Tecnico a chiederlo formalmente. Alla fine, i fondi riappaiono, ma solo nel capitolo delle “entrate”. Per trasformarli in “spesa” si apre un nuovo portone del labirinto: bisogna chiedere al Dipartimento della Programmazione.
Ma quando la burocrazia siciliana sembra aver esaurito i suoi tranelli analogici, ecco che sfodera l’arma digitale: il portale “Caronte”. Il Dipartimento della Programmazione non può procedere, perché il progetto “non risulta correttamente monitorato”. Passano altri mesi per nominare un responsabile che inserisca i dati nel sistema. A ottobre 2024, quando finalmente tutto sembra pronto, si scopre che quei fondi, nel frattempo, non sono più utilizzabili. Il castello crolla. Il Dipartimento Tecnico, esasperato, si smarca definitivamente e scarica la patata bollente al Dipartimento Acque e Rifiuti, chiudendo il cerchio del fallimento.
E mentre a Palermo si gioca a questo scaricabarile istituzionale, chi assiste impotente? Il presidente della Srr Catania Provincia Nord, Ignazio Puglisi, che in questi anni ha inondato la Regione di note frustrate, denunciando come questa paralisi abbia un solo, chiaro effetto: lasciare che “i gestori privati degli impianti continuino a fare il bello e, soprattutto, il cattivo tempo per i Comuni e per i cittadini, con il concorso omissivo dei competenti organi regionali”.
La questione rimbalza fino al consiglio comunale di Acireale, ma la sostanza non cambia. Non è solo un’opera bloccata. È la fotografia di un sistema che, per inefficienza o per un disegno silenzioso, finisce sempre per proteggere gli stessi interessi, lasciando che a pagare il conto, salatissimo, siano i cittadini con l’aumento della Tari. La discarica di Randazzo non esiste, ma il monumento al suo fallimento è già stato costruito, ed è fatto di impotenza, frustrazione e del sospetto che, a volte, l’incapacità sia solo una maschera per una precisa volontà.

