CATANIA – Un’ora di festa dentro un luogo dove il tempo, di solito, scorre con un peso diverso. Al Policlinico di Catania i Carabinieri del Nucleo Radiomobile hanno fatto visita ai reparti pediatrici per incontrare i piccoli pazienti che trascorreranno il Natale in ospedale, lontani da casa e dalle consuetudini familiari. Un’iniziativa di solidarietà che ha portato doni, sorrisi e un momento di leggerezza tra le stanze di degenza.
All’incontro hanno partecipato i vertici sanitari coinvolti: il direttore medico di presidio, Paolo Adorno, il responsabile dell’Unità operativa di Pediatria, Martino Ruggieri, e la dirigente dell’Unità operativa di Chirurgia pediatrica, Carmela Arena, insieme al personale medico e infermieristico dei reparti. Presente anche l’Unità di Comunicazione istituzionale e umanizzazione, con Thea Giacobbe e Anna Orofino, che ha contribuito a curare l’aspetto relazionale dell’iniziativa e la dimensione più delicata dell’accoglienza.
I militari hanno incontrato venti bambini attualmente in cura, portando regali e fermandosi con loro e con le famiglie. Non una semplice consegna, ma un momento costruito attorno all’idea di prossimità: stare in corsia, scambiare parole, intercettare emozioni che in ospedale spesso restano compresse tra visite, esami e attese.
Per molti piccoli ricoverati la sorpresa più grande è stata l’arrivo di Babbo Natale. Una presenza simbolica, capace di cambiare per qualche minuto l’atmosfera della degenza e di trasformare la corsia in un luogo diverso: non soltanto cura e terapia, ma anche gioco, meraviglia, normalità ritrovata. È in questi dettagli che il Natale in ospedale diventa sopportabile: un gesto inatteso, un sorriso, la possibilità di sentirsi bambini anche quando si è costretti a confrontarsi con la malattia.
L’iniziativa viene letta come un segnale di attenzione che va oltre la funzione istituzionale. La visita dei Carabinieri, in questo senso, assume il valore di un abbraccio pubblico: la dimostrazione che la presenza dello Stato può essere anche ascolto, vicinanza, cura della fragilità. In corsia il concetto di sicurezza cambia prospettiva: significa proteggere, ma anche accompagnare, sostenere, non lasciare soli.
Per i bambini e per le famiglie, costretti a vivere giorni di festa tra flebo e monitor, la solidarietà si misura soprattutto nella capacità di alleggerire. Non cancella la fatica, ma la rende più condivisa. Ed è forse questo il messaggio più netto che arriva dal Policlinico: nei giorni in cui il desiderio più grande è tornare a casa, sapere di non essere soli può fare la differenza.

