È un’eredità del feudalesimo, un “fantasma” giuridico che rischia di paralizzare l’agricoltura e di espropriare, di fatto, migliaia di proprietari terrieri in tutta la Sicilia. È la “grana” degli usi civici, un problema annoso che oggi è finalmente approdato con forza sul tavolo del governo regionale. Questa mattina, a Palermo, si è tenuto un vertice cruciale per affrontare l’emergenza, partendo dal caso emblematico di Mineo, nel Catanese.
L’incontro, tenutosi presso l’assessorato regionale all’Agricoltura, ha visto seduti allo stesso tavolo il direttore generale del dipartimento Sviluppo rurale, Alberto Pulizzi, il sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta, e i rappresentanti delle principali organizzazioni di categoria agricole (Confagricoltura, Cia e Coldiretti). Un fronte compatto per chiedere una soluzione normativa a un problema che sta diventando insostenibile.
La questione è esplosa dopo che la ricognizione condotta dai commissari regionali ha classificato la quasi totalità del territorio di Mineo come gravata da usi civici, ovvero da antichi diritti collettivi (come il diritto di pascolo o di raccolta della legna) che oggi rischiano di trasformare terreni privati, coltivati da generazioni, in demanio pubblico. Una situazione che, come ha denunciato il sindaco Mistretta, colpisce la proprietà privata e rischia di rendere inefficaci persino le moderne concessioni statali e regionali.
Dal vertice di oggi è emersa una chiara volontà di affrontare il problema in modo strutturale. Non si cercheranno soluzioni tampone, ma una legge che possa risolvere la questione una volta per tutte. Il primo passo sarà un approfondimento sul caso specifico di Mineo, che fungerà da progetto pilota, dato che situazioni analoghe sono presenti in centinaia di altri comuni siciliani.
Il passo successivo, e decisivo, sarà l’avvio di un’interlocuzione formale con il commissario regionale per la liquidazione degli usi civici, Matteo Frasca. Sarà lui la figura chiave con cui delineare un percorso che porti alla stesura di un provvedimento normativo.
La strada è ancora lunga e complessa, ma l’incontro di oggi segna un punto di svolta. L’allarme lanciato dai territori è stato raccolto dalla Regione. Ora agricoltori e amministratori locali attendono con cauta speranza, fiduciosi che questo percorso possa finalmente disinnescare una “bomba” giuridica che viene da un passato lontanissimo, ma che minaccia concretamente il presente e il futuro dell’agricoltura siciliana.



