I risultati positivi di uno studio di fase 3 mostrano l’efficacia del nuovo principio attivo di AstraZeneca nel trattare pazienti le cui condizioni non sono controllate dalle terapie standard. Il farmaco agisce su un meccanismo innovativo, bloccando l’ormone aldosterone.
Una nuova speranza si accende per milioni di persone che combattono ogni giorno contro l’ipertensione resistente, quella forma di pressione alta che non risponde alle terapie standard. Un nuovo farmaco, baxdrostat, ha dimostrato di poter ridurre in modo significativo e clinicamente rilevante la pressione arteriosa in pazienti con ipertensione non controllata. Sono i risultati positivi dello studio di fase 3 “BaxHtn”, annunciati da AstraZeneca, che potrebbero portare a una delle più importanti innovazioni terapeutiche nel settore degli ultimi vent’anni.
L’ipertensione arteriosa è un killer silenzioso che affligge 1,3 miliardi di persone nel mondo, aumentando drasticamente il rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco e malattie renali. Per una fetta significativa di questi pazienti, che secondo alcune stime arriva al 50% negli Stati Uniti, le cure attuali non bastano: nonostante l’assunzione di più farmaci, la loro pressione rimane pericolosamente alta. È per questa popolazione di pazienti, definita “resistente al trattamento”, che baxdrostat potrebbe rappresentare una svolta. Nello studio, l’aggiunta di baxdrostat alla terapia standard ha portato a una netta riduzione della pressione sistolica (la “massima”) rispetto al placebo, dopo 12 settimane di trattamento.
“Molte persone continuano a sperimentare difficoltà nel controllare la propria pressione arteriosa, anche quando assumono più farmaci”, ha affermato Bryan Williams, Chair of Medicine presso l’University College London e investigatore principale dello studio. “I risultati molto promettenti dello studio BaxHtn dimostrano che baxdrostat, somministrato una volta al giorno, può ridurre in modo significativo la pressione sistolica, offrendo un potenziale nuovo approccio terapeutico”.
Il segreto del farmaco risiede nel suo meccanismo d’azione innovativo. Invece di agire sui percorsi tradizionali, baxdrostat è un inibitore altamente selettivo dell’aldosterone sintasi (ASI). In parole semplici, blocca la produzione dell’aldosterone, un ormone che contribuisce ad aumentare la pressione sanguigna favorendo la ritenzione di sodio e acqua. Un numero crescente di prove scientifiche indica proprio nella disregolazione di questo ormone una delle cause principali dell’ipertensione difficile da controllare.
“Questi dati rappresentano una solida evidenza del potenziale di baxdrostat nel rispondere a un bisogno clinico insoddisfatto”, ha dichiarato Sharon Barr, Executive Vice President di AstraZeneca. “Si introduce un meccanismo innovativo in un ambito che non ha visto innovazioni terapeutiche significative negli ultimi vent’anni”.
Lo studio ha inoltre confermato che il farmaco è generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza favorevole. Sulla base di questi risultati, AstraZeneca ha annunciato che condividerà i dati con le autorità regolatorie di tutto il mondo per richiederne l’approvazione. I dettagli completi saranno presentati al prestigioso congresso della European Society of Cardiology (ESC) il prossimo agosto. Se approvato, baxdrostat potrebbe diventare uno strumento cruciale per medici e pazienti, offrendo una nuova strategia per vincere la difficile battaglia contro l’ipertensione resistente.

