Non il rito, ma la vita. Non l’abito bianco o la cerimonia, ma la sacralità dell’esistenza colta in una delle sue soglie più fragili e potenti: il matrimonio. È questa la chiave di lettura di “Romanzo italiano”, la straordinaria mostra fotografica che ha appena inaugurato alla Galleria d’Arte Moderna di Catania, un viaggio in bianco e nero nell’universo emotivo che unisce due Sud, la Sicilia di Franco Carlisi e la Campania di Francesco Cito.
L’esposizione, che resterà a ingresso libero fino al 27 agosto, è un’immersione totale in un tempo sospeso. Le oltre 120 immagini non sono semplici scatti, ma frammenti di un racconto che lo spettatore è invitato a vivere, non solo a guardare. Attraverso i progetti “Il valzer di un giorno” di Carlisi e “Matrimoni napoletani” di Cito, la mostra rifiuta gli stereotipi per restituire la complessità di un microcosmo carico di attese, promesse e identità culturali. Un’esperienza amplificata dalle musiche del compositore Davide Ferro, che avvolgono le sale e dialogano con la forza evocativa delle fotografie.
Come ha sottolineato nel suo intervento Giuseppe Paolo Di Caro, dirigente alla Cultura del Comune, la fotografia si fa qui linguaggio potente, capace di anticipare i mutamenti della società e di toccare corde profonde. Un concetto ripreso dalla curatrice, Giusy Tigano, orgogliosa di portare l’esposizione in Sicilia, “anima stessa” del lavoro di Franco Carlisi.
È proprio il fotografo di Grotte a offrire la riflessione più profonda sul progetto. “Al cuore di questa indagine non c’è tanto la sacralità del rito, quanto invece quella della vita”, spiega Carlisi. “È proprio nei riti di passaggio che la vita autentica si rivela. In questo tempo di sospensione, tutto appare più vero perché più fragile. Fragile, perché ci accorgiamo di abitare una frattura del tempo: tra ciò che siamo stati e ciò che ancora non siamo”.
Il successo dell’inaugurazione, affollata di pubblico e addetti ai lavori, testimonia la forza di un progetto che va oltre la semplice mostra fotografica. “Romanzo italiano” è un invito a riflettere sul tempo, sui legami e sulle soglie invisibili che tutti, nel corso dell’esistenza, siamo chiamati ad attraversare.

