A Catania, durante i primi giorni di febbraio, la fede e il folklore si fondono in un evento che travolge la città: la festa di Sant’Agata. In questo periodo, anche la pasticceria abbandona la sua veste quotidiana per diventare strumento di memoria e devozione. Vetrine e banconi si riempiono di dolci simbolici, due dei quali, più di ogni altro, raccontano la storia della giovane patrona: le Olivette e le “Minnuzze” di Sant’Agata.
Le Olivette di Sant’Agata
Le olivette sono la prima tappa di questo percorso gastronomico devozionale. Si tratta di piccoli dolcetti di pasta di mandorla, o marzapane, dalla forma e dal colore identici a quelli di un’oliva verde. La loro apparenza ingannevolmente semplice nasconde una leggenda potente, un episodio di speranza nella drammatica storia della santa. Si narra che la giovane Agata, mentre fuggiva per sottrarsi alle violente attenzioni del proconsole romano Quinziano, si fermò un istante per allacciarsi un calzare. Proprio in quel punto, per nasconderla alla vista dei soldati che la inseguivano, spuntò miracolosamente un albero di ulivo selvatico. Quei piccoli dolci verdi, dunque, non sono solo una delizia per il palato, ma la commemorazione di un intervento divino, un simbolo della protezione concessa alla futura martire. Mangiarle durante i giorni della festa è un gesto che rinnova il ricordo di quel miracolo.
Le “Minnuzze” di Sant’Agata
Se le olivette rappresentano la protezione, le “Minnuzze” sono la testimonianza cruda e diretta del martirio. Il loro nome, che in dialetto significa “piccoli seni”, e la loro forma non lasciano spazio a interpretazioni. Sono piccole cassate monoporzione, composte da un guscio di pasta frolla che racchiude un cuore cremoso di ricotta di pecora, arricchita da gocce di cioccolato e canditi. Il tutto è ricoperto da una spessa glassa di zucchero bianca, sulla cui sommità è posta, come un sigillo, una ciliegina candita. La forma a coppa e la ciliegina rossa rievocano in modo esplicito e senza edulcorazioni una delle torture più feroci inflitte ad Agata: lo strappo delle mammelle. Questo dolce, che potrebbe apparire macabro a un occhio esterno, è per i catanesi un atto di devozione profonda. È un modo per non dimenticare il coraggio e il sacrificio della patrona, per trasformare l’orrore della tortura in un omaggio dolce che ne celebra la santità e la resilienza.
Insieme, Olivette e “Minnuzze” offrono un racconto completo. Rappresentano la fuga e la cattura, il miracolo e il martirio, la vita e il sacrificio. Consumarli durante la festa non è solo un piacere gastronomico, ma un atto di fede che lega indissolubilmente il popolo catanese alla sua amata Santa.

