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Catania Post > Blog > Da Sapere > Hai preso una multa sulle strisce? Ecco cosa puoi (e non puoi) fare
Da Sapere

Hai preso una multa sulle strisce? Ecco cosa puoi (e non puoi) fare

Giulia Giudice
Last updated: Luglio 17, 2025 2:04 pm
Giulia Giudice
Published Luglio 17, 2025
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È una scena familiare: torni alla macchina e trovi il classico foglietto giallo infilato sotto il tergicristallo. Una multa. Sosta vietata. Motivo: hai lasciato l’auto in parte — o completamente — sulle strisce pedonali. Lo sapevi, forse. Oppure ti sei fidato del “ci stanno tutti”. O magari ti sei detto: “solo cinque minuti”.

Contents
Partiamo da un punto fermoQuando invece può valere la pena contestareIl punto vero: la questione non è la multa, è il sistema

A Catania, dove la cultura della sosta creativa ha raggiunto vette da manuale antropologico, parcheggiare in modo corretto è un atto quasi rivoluzionario. Le strisce diventano invisibili, i marciapiedi si trasformano in spazi accessori, le doppie file sono più comuni delle strisce blu.

Eppure, la multa arriva. E allora la domanda è semplice: si può contestare? E soprattutto: ha senso farlo?

Partiamo da un punto fermo

Sostare sulle strisce pedonali è sempre vietato. Non ci sono margini d’interpretazione. Il Codice della Strada, all’articolo 158, è molto chiaro: anche solo ostacolare parzialmente l’attraversamento è una violazione.

Dunque, se sei effettivamente sulle strisce, hai poche possibilità di successo. Anche invocare il “solo cinque minuti” non cambia le cose: la durata dell’infrazione non incide sulla legittimità della sanzione, a meno che tu non riesca a dimostrare un’urgenza sanitaria (e anche in quel caso, serve documentazione).

Quando invece può valere la pena contestare

Ci sono casi in cui la multa è sbagliata o mal formulata, e allora puoi (e dovresti) fare ricorso:

  • La targa è sbagliata o il modello dell’auto non corrisponde.

  • Non eri affatto sulle strisce, ma nelle vicinanze, e il verbale è vago o impreciso.

  • Il cartello di divieto non era visibile o era assente (nei casi in cui si tratti di aree poco segnate).

A quel punto puoi contestare in due modi:

  1. Al Prefetto, entro 60 giorni dalla notifica (gratuito, ma senza contraddittorio).

  2. Al Giudice di Pace, entro 30 giorni (si paga un contributo unificato, ma puoi difenderti in aula).

Serve però un po’ di pazienza e la consapevolezza che non sempre ne vale la pena. Il costo del tempo, della documentazione, e talvolta dell’assistenza legale può superare la sanzione stessa.

Il punto vero: la questione non è la multa, è il sistema

A Catania, la tolleranza culturale verso la sosta abusiva ha reso tutto più confuso. Gli stessi vigili, talvolta, passano accanto a un’auto in doppia fila senza battere ciglio, e poi sanzionano con rigore chirurgico una ruota sopra le strisce.
Il risultato è una percezione di ingiustizia diffusa. E anche quando la multa è formalmente corretta, il cittadino si sente vittima di un sistema incoerente, casuale, squilibrato.

E allora, cosa resta da fare?

Forse, la cosa più sensata è accettare l’errore, se c’è stato davvero, pagare in tempi brevi per accedere allo sconto del 30% (entro 5 giorni) e pretendere, con più forza, una città che applichi le regole con coerenza e continuità, senza lasciarci ostaggio del caso o del vigile di turno.

Perché parcheggiare è un gesto quotidiano, quasi banale. Ma da come si parcheggia — e da come si sanziona — si capisce il grado di civiltà di una città.

E finché la legalità resta un optional, la multa sarà solo un episodio. Ma non risolverà mai il problema vero: l’abitudine diffusa a considerare lo spazio pubblico come proprietà privata, anche solo per cinque minuti.

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