È una scena familiare: torni alla macchina e trovi il classico foglietto giallo infilato sotto il tergicristallo. Una multa. Sosta vietata. Motivo: hai lasciato l’auto in parte — o completamente — sulle strisce pedonali. Lo sapevi, forse. Oppure ti sei fidato del “ci stanno tutti”. O magari ti sei detto: “solo cinque minuti”.
A Catania, dove la cultura della sosta creativa ha raggiunto vette da manuale antropologico, parcheggiare in modo corretto è un atto quasi rivoluzionario. Le strisce diventano invisibili, i marciapiedi si trasformano in spazi accessori, le doppie file sono più comuni delle strisce blu.
Eppure, la multa arriva. E allora la domanda è semplice: si può contestare? E soprattutto: ha senso farlo?
Partiamo da un punto fermo
Sostare sulle strisce pedonali è sempre vietato. Non ci sono margini d’interpretazione. Il Codice della Strada, all’articolo 158, è molto chiaro: anche solo ostacolare parzialmente l’attraversamento è una violazione.
Dunque, se sei effettivamente sulle strisce, hai poche possibilità di successo. Anche invocare il “solo cinque minuti” non cambia le cose: la durata dell’infrazione non incide sulla legittimità della sanzione, a meno che tu non riesca a dimostrare un’urgenza sanitaria (e anche in quel caso, serve documentazione).
Quando invece può valere la pena contestare
Ci sono casi in cui la multa è sbagliata o mal formulata, e allora puoi (e dovresti) fare ricorso:
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La targa è sbagliata o il modello dell’auto non corrisponde.
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Non eri affatto sulle strisce, ma nelle vicinanze, e il verbale è vago o impreciso.
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Il cartello di divieto non era visibile o era assente (nei casi in cui si tratti di aree poco segnate).
A quel punto puoi contestare in due modi:
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Al Prefetto, entro 60 giorni dalla notifica (gratuito, ma senza contraddittorio).
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Al Giudice di Pace, entro 30 giorni (si paga un contributo unificato, ma puoi difenderti in aula).
Serve però un po’ di pazienza e la consapevolezza che non sempre ne vale la pena. Il costo del tempo, della documentazione, e talvolta dell’assistenza legale può superare la sanzione stessa.
Il punto vero: la questione non è la multa, è il sistema
A Catania, la tolleranza culturale verso la sosta abusiva ha reso tutto più confuso. Gli stessi vigili, talvolta, passano accanto a un’auto in doppia fila senza battere ciglio, e poi sanzionano con rigore chirurgico una ruota sopra le strisce.
Il risultato è una percezione di ingiustizia diffusa. E anche quando la multa è formalmente corretta, il cittadino si sente vittima di un sistema incoerente, casuale, squilibrato.
E allora, cosa resta da fare?
Forse, la cosa più sensata è accettare l’errore, se c’è stato davvero, pagare in tempi brevi per accedere allo sconto del 30% (entro 5 giorni) e pretendere, con più forza, una città che applichi le regole con coerenza e continuità, senza lasciarci ostaggio del caso o del vigile di turno.
Perché parcheggiare è un gesto quotidiano, quasi banale. Ma da come si parcheggia — e da come si sanziona — si capisce il grado di civiltà di una città.
E finché la legalità resta un optional, la multa sarà solo un episodio. Ma non risolverà mai il problema vero: l’abitudine diffusa a considerare lo spazio pubblico come proprietà privata, anche solo per cinque minuti.

