Le festività natalizie rappresentano il momento di massimo splendore per la pasticceria siciliana, ma anche un periodo in cui si intensificano i tentativi di speculazione ai danni dei consumatori e delle eccellenze del territorio. Proprio in questo contesto si inserisce l’ultima operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Catania, che ha portato alla luce un presunto raggiro basato sull’utilizzo improprio di denominazioni protette rinomate in tutto il mondo.
Il blitz è scattato in un comune della fascia pedemontana etnea, dove i militari hanno effettuato un’ispezione igienico-sanitaria presso un laboratorio dolciario locale. Quello che doveva essere un controllo di routine sulla commercializzazione dei prodotti tipici delle feste si è trasformato nella scoperta di una vera e propria filiera del falso. Secondo quanto accertato dagli investigatori, il modus operandi del titolare dell’attività era tanto semplice quanto ingannevole: l’imprenditore acquistava panettoni industriali già confezionati, al gusto di pistacchio e cioccolato fondente, per poi “nobilitarli” illecitamente.
I dolci venivano infatti rimossi dagli imballaggi originali e riconfezionati in eleganti scatole recanti il logo dell’azienda artigianale. Sulle nuove etichette, il prodotto veniva spacciato come eccellenza assoluta, riportando a chiare lettere le diciture “Panettone al Pistacchio Verde di Bronte D.O.P.” e “Panettone al Cioccolato di Modica I.G.P.“. Tuttavia, i marchi di tutela non corrispondevano alla realtà. I Carabinieri, risalendo la catena di tracciabilità alimentare e verificando direttamente presso le aziende produttrici dei lievitati originali, hanno scoperto che tra gli ingredienti non vi era alcuna traccia né del pregiato pistacchio brontese né del celebre cioccolato modicano. Si trattava, dunque, di materie prime comuni spacciate per prodotti a Denominazione di Origine Protetta e Indicazione Geografica Protetta.
La presunta frode non si limitava alla vendita al banco: il titolare aveva organizzato una rete di distribuzione anche attraverso un sito di e-commerce proprietario, ampliando così il raggio d’azione del commercio ingannevole. Di conseguenza, l’uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria. Le accuse sono pesanti: tentata frode nell’esercizio del commercio e tentata vendita di prodotti industriali con segni mendaci. La posizione dell’indagato è aggravata dall’utilizzo fraudolento di denominazioni geografiche, un comportamento che danneggia non solo il portafoglio del consumatore, ma anche la reputazione dei consorzi di tutela siciliani. Va ricordato, come da prassi, che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

