La corsa verso il prestigioso titolo di Capitale italiana della Cultura per l’anno 2028 vede ufficialmente protagonista il cuore pulsante della Sicilia orientale. Catania ha superato con successo la prima, rigorosa fase di selezione, entrando di diritto nella “short list” delle dieci città finaliste che si contenderanno lo scettro culturale del Paese. La notizia, accolta con entusiasmo alle pendici dell’Etna, certifica la qualità di un percorso di progettazione che non si è limitato a una semplice candidatura formale, ma ha saputo elaborare una visione di sviluppo urbano fondata sulla coesione sociale e sulla valorizzazione del patrimonio immateriale e creativo.
Il cammino verso la vittoria prevede ora un passaggio cruciale e serrato. Il prossimo appuntamento è fissato a Roma per la fine del prossimo mese: le audizioni pubbliche si svolgeranno infatti giovedì 26 e venerdì 27 febbraio 2026, all’interno della Sala Spadolini del Ministero della Cultura. Sarà quello il momento della verità, un vero e proprio esame finale durante il quale la delegazione catanese avrà a disposizione sessanta minuti complessivi. Il format è rigido: trenta minuti per esporre i dettagli del dossier e altrettanti per rispondere alle domande incalzanti della Giuria tecnica. Per garantire la massima trasparenza e permettere alla cittadinanza di partecipare emotivamente all’evento, l’intera sessione sarà trasmessa in diretta streaming sui canali web del Ministero.
La competizione si preannuncia serrata, con avversarie che rappresentano diverse anime della provincia italiana. Catania dovrà misurarsi con Anagni, Ancona, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia. La posta in gioco è altissima: oltre al ritorno d’immagine e all’indotto turistico che il titolo garantisce, alla città vincitrice verrà assegnato un contributo statale di un milione di euro, risorse fondamentali per trasformare in realtà le iniziative pianificate. Il verdetto definitivo arriverà con l’inizio della primavera, con la proclamazione attesa entro il 27 marzo 2026.
A sostenere le ambizioni etnee c’è la struttura stessa del progetto, che il sindaco Enrico Trantino ha definito frutto di un lavoro generoso e qualificato di un’intera comunità. Come evidenziato dagli esperti che hanno curato la strategia, la candidatura di Catania si distingue per un approccio partecipativo radicale: oltre il 75% delle proposte inserite nel dossier provengono dalla cosiddetta “città diffusa”, coinvolgendo associazioni, imprese, università e semplici cittadini. Si tratta di un piano culturale a lungo termine, con un orizzonte che guarda addirittura al 2038, disegnando un patto tra istituzioni e territorio che mira a utilizzare la cultura come leva primaria di crescita e cambiamento.

