Il sistema dell’emergenza-urgenza nella fascia ionica della provincia di Catania finisce al centro di una durissima polemica politica, sollevando seri interrogativi sulla tenuta della tutela della salute dei cittadini. Al centro della bufera ci sono le recenti decisioni che hanno colpito direttamente le comunità di Riposto e Mascali, dove il servizio di primo intervento è stato drasticamente ridimensionato. La chiusura definitiva della postazione di soccorso situata a Torre Archirafi, frazione marinara ripostese, e la contestuale demedicalizzazione dell’ambulanza in servizio a Mascali hanno innescato una reazione immediata nelle sedi istituzionali regionali, portando il caso direttamente all’attenzione dell’Assemblea Regionale Siciliana.
La deputata Jose Marano, esponente del Movimento 5 Stelle, ha sollevato un grido d’allarme attraverso un’interrogazione parlamentare urgente indirizzata al governo regionale. Secondo la parlamentare, la scelta di privare il territorio di medici a bordo dei mezzi di soccorso e di smantellare punti di riferimento fisici come quello di Torre Archirafi rappresenterebbe un atto arbitrario, compiuto senza alcun confronto preventivo con le amministrazioni locali e le forze politiche del territorio. La denuncia dipinge un quadro di profonda precarietà, in cui il diritto fondamentale alla cura sembra essere messo a repentaglio da una strategia di tagli che Marano non esita a definire come un disegno di smantellamento della sanità pubblica siciliana.
La preoccupazione principale riguarda l’impatto di queste misure su un’area geografica già estremamente fragile dal punto di vista dell’offerta ospedaliera. Il depotenziamento cronico del presidio di Giarre, infatti, rende il servizio delle ambulanze l’unico vero baluardo per la gestione delle emergenze vitali. Indebolire questa rete, specialmente in un momento in cui i pronto soccorso isolani sono già messi a dura prova dai picchi stagionali di patologie influenzali, viene visto come un rischio inaccettabile per l’incolumità della popolazione. La battaglia parlamentare si preannuncia accesa, con l’obiettivo dichiarato di bloccare quello che viene descritto come un depauperamento insensato dei servizi minimi di assistenza, in un territorio che chiede invece investimenti e certezze per la sicurezza dei propri abitanti.

