La stretta sorveglianza delle forze dell’ordine nel territorio di Giarre ha portato alla luce un’attività illecita condotta tra le mura domestiche da chi, paradossalmente, si trovava già sotto la custodia dello Stato. Nel pomeriggio del 29 marzo 2026, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Giarre hanno effettuato un controllo di routine presso l’abitazione di un ventunenne locale, situata nei pressi di via Teatro. Il giovane era già sottoposto alla misura restrittiva degli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico a causa di precedenti reati contro il patrimonio, ma la sicurezza offerta dalla propria dimora sembra essere stata interpretata dal soggetto come un’opportunità per avviare una sorta di “bazar casalingo” della droga.
L’intervento dei militari, scattato intorno alle ore 17:00, ha preso una piega inaspettata fin dai primi istanti. Nonostante fosse evidente la presenza di persone all’interno dell’appartamento, segnalata dal rumore di diverse voci, il ventunenne ha esitato vistosamente prima di rispondere alle ripetute chiamate al citofono e ai colpi battuti alla porta. In quegli istanti di attesa, l’esperienza degli uomini dell’Arma ha permesso di cogliere un segnale inequivocabile: l’odore persistente e caratteristico della marijuana che filtrava attraverso gli infissi dell’abitazione. Una volta ottenuta l’apertura della porta, lo scenario apparso ai Carabinieri ha confermato i primi sospetti, rivelando la presenza di un venticinquenne estraneo al nucleo familiare, probabilmente un acquirente accolto nonostante i divieti imposti dalla misura cautelare.
Di fronte all’evidenza dei fatti, i Carabinieri hanno richiesto l’intervento di una pattuglia di supporto per procedere a una perquisizione domiciliare completa. La ricerca si è concentrata quasi immediatamente su un balcone dell’appartamento dove erano stati ammassati diversi scatoloni. Accortosi che i militari stavano puntando proprio verso il nascondiglio della sostanza stupefacente, il ventunenne ha tentato un estremo gesto di collaborazione nel tentativo di mitigare le proprie responsabilità legali: ha estratto spontaneamente da uno scatolo un contenitore in ceramica, dove aveva cercato di occultare la merce pochi istanti prima del controllo.
L’ispezione del contenitore ha svelato la natura dell’attività “collaterale” del giovane. Al suo interno sono state rinvenute diciannove dosi di marijuana già accuratamente confezionate in carta stagnola e pronte per essere cedute al dettaglio, oltre a circa dieci grammi della medesima sostanza ancora sfusa. Il ventunenne è stato quindi denunciato all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’intera operazione sottolinea la costante efficacia dei monitoraggi sui soggetti sottoposti a misure restrittive, impedendo che il regime dei domiciliari diventi uno schermo per ulteriori condotte criminali. Come previsto dalla legge, per l’indagato vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

